Zoloft
J.A.T. template series was designed 2006 by 4bp.de: www.4bp.de, www.oltrogge.ws
La terra dei colori e della vita

Guardo fuori dal finestrino, durante l’ennesimo viaggio, tra pullman e treno, che mi porterà a Padova. Le città scorrono davanti ai miei occhi, grigie, frenetiche, menefreghiste di tutto e di tutti, nel loro complesso così assurde. Cammino veloce per raggiungere l’università, sempre più sconvolta da quello che mi circonda: il rumore assordante delle auto e dei bus che fremono per raggiungere la loro destinazione, l’aria irrespirabile, il cielo…grigio. Molte domande mi sorgono spontanee. Come siamo arrivati a questo? Dove sono finiti i colori? Dov’è la tranquillità, la calma, la pace, la serenità? Insomma, dov’è andata a finire la vita? Chi, ancora, sa vivere pienamente la vita?

Ed ecco, tra i pensieri, farsi largo la risposta. C’è un posto dove ci sono ancora i colori: colori accesi, colori vivi, gioiosi, che ti donano il sorriso soltanto al primo sguardo. C’è un posto dove l’aria che inspiri, magari chiudendo gli occhi e abbandonandoti, è pura, ti dà pace e non ti nuoce gravemente alla salute. C’è un posto dove, per vivere, non devi correre, ma tutto si risolve con calma e pazienza. C’è un posto dove la gente si saluta ancora, per strada, si ferma a chiacchierare, non come qui che non ci si saluta nemmeno con chi ha l’appartamento accanto al nostro. C’è un posto dove si può trovare tutto questo. E questo posto è racchiuso in un grande continente, dai mille volti diversi, chiamato Africa. Questo posto si chiama Kenya.

Sono stata in Kenya soltanto per una settimana. Sette giorni, un tempo brevissimo: non fai in tempo a renderti conto di essere stata veramente lì. Ma in questo brevissimo periodo il Kenya riesce ad entrarti nel cuore e a non uscirne più.
La prima cosa che si nota del Kenya sono i colori: è impressionante come i colori diano tutta quella vivacità. L’immensità del cielo, azzurro come non mai. La vastità dell’oceano, dalle più svariate tonalità. Le sconfinate distese della savana, i cui colori passano dal verde delle piante a tutti i colori dei maestosi animali, fino a quell’incredibile rosso della terra. Ma i colori del Kenya sono indescrivibili: no si può soltanto dire azzurro, blu, rosso…finché non li vedi non si sa di cosa si sta parlando. E quando torni dal Kenya quei colori restano lì, impressi nella mente, pronti a confrontarsi con il grigio della tua città.

Un altro elemento del Kenya che si imprime nella mente è la sua gente. La prima cosa che si nota è il loro modo di affrontare la vita: pole pole, piano piano, non c’è fretta, se non si fa oggi si fa domani. E noi, gente del ricco e frenetico Occidente rimaniamo sbalorditi di fronte a tanta lentezza. Ma è questa lentezza che dona loro la calma, la tranquillità, la pace. Questa lentezza assieme al noto Hakuna Matata, che ci porta diritti all’altra caratteristica fondamentale dei kenioti: il loro modo di risolvere i problemi. Ma cosa dico…problemi? No, non ci sono problemi! E qui mi verrebbe da inserire la canzone de “Il Re Leone”… E poi che dire riguardo alla loro cordialità? In Kenya la gente si saluta ancora, si ferma per strada a parlare, tutti si conoscono. E se non si conoscono…perché non farlo? Sono così aperti, si lasciano conoscere e lasciano conoscere la propria cultura. Qui la gente è sempre pronta ad accoglierti con un gran sorriso sulle labbra, anche se hanno avuto una giornata “pesante”, una giornata no, anche se quel giorno è capitata loro una grande disgrazia: ma loro sono lì, sorridenti, perché la vita va avanti, deve andare avanti e allora perché non affrontarla con il sorriso sulle labbra?

E i bambini kenioti? Come dimenticare quei bellissimi scriccioli che ti corrono attorno, che con la manina ti salutano e, sempre sorridendo, ti inviano un coro di jambo? Come dimenticare i loro visini seri che si illuminano non appena li saluti, o dai loro una caramella, un pezzo di pane, una matita, una penna, un quaderno…altro che i bambini musoni del nostro caro paese! Loro non si illuminano neanche se gli regali l’ultimo super-modello di play-station, figurati se gli regali una penna…
Ma quello che più ti colpisce è la loro capacità di condivisione di questa gente: tutti, a partire dai bambini, condividono quello che hanno con chi non ce l’ha. E Alberto Manzi nel suo libro “Orzowei” definisce questo concetto ancora meglio. Un vecchio saggio, all’epoca del colonialismo, parla ad un ragazzo della sua tribù dell’uomo bianco e del perché i bianchi vogliono conquistare la sua terra:

    “Dovremmo imparare dall’uomo bianco. Ma non vogliamo,perché non vogliamo perdere il cuore. Noi siamo più felici di loro. […] E nessuno di noi lascerebbe morire il fratello di fame, quando avesse una sola radice da poter dividere con lui. Nessuno lo scaccerebbe. Se c’è un posto, uno solo, libero, il fratello chiama il fratello. L’uomo bianco non fa più così. Egli ha perso la sua anima. Al suo posto ha messo pietre che luccicano e fucili che uccidono.”

Ma una volta tornati a casa, una volta lasciato tutto questo, il tuo cuore protesta, si ribella: come si fa a continuare a vivere, se si può chiamare tale, nel nostro caro Occidente? Come si fa a vivere in un posto dove manca tutto quello che ho descritto? Ma soprattutto come si fa a rimanere indifferenti a guardare il materialismo e il consumismo che caratterizza la nostra realtà senza pensare a chi hai incontrato in Kenya, che non ha nulla, che lavora e lotta per poter mangiare o per mandare i figli a scuola?

E allora non ti resta che sperare. Sperare di tornare presto in Kenya: là dove sarebbe possibile un’esistenza più vera, più profonda, più degna di essere vissuta. E nel frattempo, per sopportare l’attesa, immergersi nei ricordi, riguardare le foto, sognare ad occhi aperti, parlare con chi, come te, nutre un amore viscerale per quella terra. In questo modo ci si accorge sempre più come la realtà in cui viviamo sia grigia, priva di colore, di gioia, di…vita.
Abbandonarsi ai ricordi: chiudere gli occhi e rivedere quei colori stupendi, rivedere quelle magnifiche persone, risentire i mille odori diversi che caratterizzano questa terra, risentire il calore del sole d’Africa sulla tua pelle. E niente descrive meglio questa terra che una poesia di Simona Giudici.

L’AFRICA

L’immenso di un cielo
immensamente blu,
l’immenso di un mare
profondamente verde,
l’immenso di una terra
incredibilmente rossa.

L’immenso profumo
di aromi sconosciuti,
l’immenso calore di un popolo grande
che tende le braccia sincere
di chi ama davvero.

I canti e le musiche
di un tempo remoto
i ritmi vivaci dei balli locali.

Leggende e leggende
che crescono i figli
di madri bellissime
avvolte in parei maestosi
disperse in immense distese di spezie.

L’immenso amore di una terra lontana,
profondamente lontana da ogni altra terra,
l’immensa passione per quella vita,
una vita diversa da ogni altra vita.

L’immensità di quella terra immensa,
che anche dentro di me
io chiamo Africa.

 
 
 
 

Chi e' online

Foto Kenya

Sondaggi