Zoloft
J.A.T. template series was designed 2006 by 4bp.de: www.4bp.de, www.oltrogge.ws
Uno strano Natale
ANCORA IL MIO KENYA A MODO MIO…

Partenza da Roma 20 dicembre 2007 con volo Air Italy verso Nairobi, un paio d’ore d’attesa e via verso Mombasa con un volo interno Kenya Airways.
Viaggio tranquillo, nei tempi stabiliti arrivo a Mombasa e via in macchina verso Malindi.
Questa volta raggiungere Malindi in macchina è stata davvero una passeggiata, la strada è stata tutta asfaltata, è un buon inizio.
Un saluto veloce ad alcuni amici e poi finalmente a casa!
Ritornare al villaggio per me è un po’ come ritrovare me stessa, gli unici rumori sono le voci dei bambini e i canti della chiesa.
Questa volta la doccia oltre ad essere fredda è anche una doccia romantica, a lume di candela perché la luce non c’è.

La mia fama di infermiera è cresciuta ancora a causa di due medicazioni fatte, ormai chi si taglia o si fa male in altro modo corre a casa mia, sarà che il mio betadine convince più dell’acido delle batterie delle automobili, si avete capito bene, lo usano per far uscire un animale che si insinua sotto pelle, e poi che tenerezza quando se ne vanno orgogliosi con le mie belle fasciature...
L’unico dispiacere è che ad ogni ritorno i miei vicini non sono mai gli stessi, e questo da un lato mi rattrista, dall’altro mi fa pensare a come le cose non sono eterne, per tutto c’è un inizio ed una fine e per questo bisogna gioire di quello che si ha al momento e non essere tristi poi...questo mi insegna l’Africa ogni giorno di più.

FESTA DI NATALE CON I BIMBI
Ci troviamo in poche befane muzungu a preparare i pacchi di Natale per le famiglie da noi sostenute e travolte da una certa atmosfera di festa ci arrovelliamo cercando di capire da quante tazze di riso deve essere composto un sacchetto, da quanti pacchetti di biscotti mettere in ogni pacco, quanta farina, cipolle, zucchero e latte per far quadrare bene i conti... non posso però non sforzarmi per ritornare a capire che quello è Natale. È una giornata caldissima, nello store dell’orfanotrofio non passa un alito di vento, io son tutta sudata e impolverata e mi ripeto tra me e me che è Natale.
È Natale perché oggi ci sarà un piatto per tutti?
È Natale perché fuori c’è una clinica mobile con tanti bravi medici africani per visite, farmaci e test HIV per le 400 persone del villaggio?
È Natale perché ci sono tanti bambini che scorrazzano armati di palloncini colorati?

È Natale perché una donna scheletrica sta lì in un angolo con un frugoletto di pochi giorni e sa già che non potrà offrirgli un futuro degno di questo nome, ma lei con la dignità che solo le donne africane sanno avere, sta lì senza piangere e disperarsi e timidamente mi guarda, cercando di farmi notare che ha  altri due piccoletti al seguito in cerca di palloncini anche loro, che anche se passato Natale non avranno un piatto sicuro da mangiare, non stanno lì a lagnarsi ma sorridono e gli occhi gli scoppiano di gioia?
È Natale perché a fine giornata le persone che hanno usufruito del servizio medico sono state moltissime, sopra ogni nostra aspettativa e contro le reticenze culturali ancora troppo radicate?

Avevo portato con me un cappellino di babbo natale con le lucine colorate pensando di far più Natale, ma  lo ho tenuto ben nascosto nel mio zainetto.
La giornata è stata bellissima, l’emozione più grande è stato vedere tanta gente e tanti bambini tutti a terra a mangiare un bel piattone di riso pilau, noi non osavamo mangiare per non togliere cibo a nessuno dei presenti e mentre attendevo e li guardavo commossa non ho potuto non pensare alle nostre tavole imbandite di tanta ricchezza e surplus, ma non ho dovuto faticare molto per ricordare particolari menù prelibati, mi è bastato pensare all’ampia scelta che noi abbiamo tra acqua gassata, naturale e ferrarelle...già...quanta fatica per le donne e i bambini africani sotto il sole cocente, con le taniche in testa per racimolare un po’ d’acqua, e lì che per un bicchiere d’acqua, quando si è fortunati ad averlo, c’è anche il rischio di morire ancora di dissenteria.

Eppure è Natale! Già me lo hanno ricordato i miei cari con una bella e festosa telefonata dalla fredda Italia.
Dopo la festa i bimbi son tornati con i loro tutor e noi ci siamo presi qualche giorno di vacanza.

Ho provato a fare la turista, per la prima volta dopo tanto tempo infatti son tornata abbronzata, wow che lusso!!!!
Il solito “safari blu” che non può mancare, gran bella giornata in mare immersi in un paesaggio paradisiaco, gli atolli di Mayungu che riemergono con la bassa marea sono qualcosa di spettacolare anche agli occhi dei più scettici, poi il banchetto improvvisato con grigliata di pesce e frutta fresca è una delizia per tutti i palati.

Anche la giornata all’Isola dell’Amore di Watamu è qualcosa da provare, anche se si è poco avvezzi alle romanticherie. L’isola viene così chiamata perché la lingua di sabbia che rimane fuori dal pelo dell’acqua con l’effetto delle maree è a forma di cuore, un cuore di sabbia bianchissima. Con l’alta marea si raggiunge a bordo di barche, il classico dhow africano, con un caronte armato di un lungo bastone con cui si da la spinta per andare, un caronte di solito di una certa età e molto magro che ti vien voglia di farlo sedere e remare tu al suo posto anche con le mani; oppure i più moderni optano per barche a motore. Con la bassa marea invece si fa una bella passeggiata per raggiungere la spiaggia di Watamu o viceversa.
E il tramonto sull’oceano?!?!?...............................

Dopo il Natale tutti aspettano intrepidi la fine dell’anno ma a tormentare gli animi ci sono le elezioni presidenziali del 27 dicembre, tutto il mondo è paese, i voti si comprano anche qui... il giorno seguente tutti aspettano i risultati che invece tardano ad arrivare e quella lunga attesa dà vita ad un vociare preoccupato e pessimista, si ipotizzano brogli e caos, di lì a tre giorni è la realtà...
La maggior parte del popolo keniano sperava in un nuovo presidente, in un nuovo governo, in una nuova speranza; le statistiche incoraggiavano le loro speranze per un futuro nuovo, poi una mattina ci svegliamo e a sorpresa con la riconferma del vecchio presidente scoppia il caos più totale. La nostra zona fortunatamente è tranquilla, ma da lontano, dagli slum di Nairobi e Mombasa ci arrivano notizie terrificanti; notizie che ci arrivano perlopiù dall’Italia perché ad un certo punto la tv è stata oscurata. Complici i sette giorni di festa tra il Natale, le elezioni e il Capodanno qui cominciano a scarseggiare il carburante ed altri prodotti portati dalla capitale, le poche cose che si trovano vengono vendute a prezzi maggiorati...è l’inizio di una brutta storia, con un brutto futuro.

Dopo un paio di giorni arrivano i rifornimenti di carburante, ma i prezzi continuano a salire ed il peggio non è certo per noi che maneggiamo gli euro.
Un pacchetto di farina per la polenta (ugali), alimento fondamentale del popolo keniano che fino ad allora costava 40 ksh, ora è arrivato a 60ksh, è un rialzo enorme e chi già faticava a procurarsi il cibo, ora fa ancora più fatica, e il digiuno sarà ancora una costante per troppi...
La gente corre a far le scorte per paura del peggio...c’è un peggio?!?!
Dall’Italia continuavano ad arrivare notizie tragiche, i turisti sulla costa iniziano a scalpitare per andarsene anche se nei luoghi di villeggiatura tra Malindi e Watamu non succede nulla che possa far pensare a pericoli, al di là degli episodi di cronaca nera...ma questa è un’altra storia.

Siamo giunti ai primi di gennaio, gli aeroporti si congestionano ed è il semicaos, ci arrivano voci di aeroporti chiusi, ma nella realtà i voli arrivano e partono con regolarità; della necessità di essere scortati dalla polizia in aeroporto, io personalmente, e non ero sola, non sono stata scortata e lungo il tragitto per l’aeroporto di Mombasa non ho visto nulla di strano, neanche un poliziotto e alcun segno di vandalismo od altro. I transfert dei resort hanno organizzato convogli scortati dalla polizia credo più per maggior sicurezza che per una reale necessità, comunque io riporto la mia personale esperienza.
Ops sono arrivata al 4 gennaio baipassando la notte del 31 dicembre, bè sinceramente c’era poco da festeggiare...solo l’augurio e la speranza per un futuro migliore per questo paese che sarà messo in ginocchio dai capricci balordi dei soliti potenti!

Un pensiero speciale a Rehema e Patrik che il 21 dicembre si sono presentati a casa mia e sono stati i miei angioletti custodi per tutta la mia permanenza e un augurio che i loro sogni per diventare grandi e belle persone in grado di aiutare il loro paese possano avverarsi; e a tutti quegli occhi tristi, preoccupati, senza speranza che ho incrociato, e anche  a tutti quelli che non ho visto.
Non abbandoniamoli!
                                            Manu
 
 
 
 
 

Chi e' online

Foto Kenya

Sondaggi