Zoloft
J.A.T. template series was designed 2006 by 4bp.de: www.4bp.de, www.oltrogge.ws
Storia del Kenya

Dalla silvicoltura alla costruzione di strade

Dopo l’indipendenza, agli inizi degli anni ’60, il Kenia disponeva di pochi quadri e manodopera qualificata, di cui ci sarebbe stato un grande bisogno non solo
nell’agricoltura, nella silvicoltura così come nella sanità e nell’insegnamento,ma anche e soprattutto nel turismo, nelle università,negli istituti di ricerca e in
altri settori pubblici (manutenzione delle strade, approvvigionamento d’acqua).

L’impegno svizzero si è quindi presto focalizzato su diversi progetti per la formazione di quadri e manodopera specializzata del turismo, dell’industria dell’alimentazione e della manutenzione delle strade campestri. Inoltre sono
stati sovvenzionati diversi corsi di diploma e programmi di ricerca (approvvigionamento d’acqua nella regione del Mount Kenya, malattie tropicali del bestiame, lotta biologica contro gli insetti nocivi).


Sole, spiaggia, safari

il Kenia, paese costiero nell’Africa orientale, fino a trent’anni fa praticamente sconosciuto alle nostre latitudini,è divenuto una delle mete di vacanza preferite degli svizzeri italiani tedeschi Gli alberghi e le infrastrutture turistiche godono di
una eccellente reputazione, e la fauna è mozzafiato.

Il rovescio della medaglia: oltre un quarto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Per molti anni, l’ex colonia britannica si è vista confrontata con i tipici problemi post-coloniali ed è dipesa fortemente dalla cooperazione internazionale. Poi, dalla fine degli anni ’90, la Svizzera vi ha realizzato solo alcuni specifici programmi.

Ma cosa resta di questa cooperazione? Ha portato frutti? Oppure gli aiuti non sono serviti a nulla, come affermano spesso i critici della cooperazione allo sviluppo? Al contrario, queste risorse sono servite molto al Kenia, spiega Ines Islamshah,
l’ultima vice direttrice dell’ufficio di cooperazione a Nairobi. In mezzo ai tanti progetti conclusi con successo, ne cita due «esemplari», che oggi sono autosufficienti e godono per la loro sostenibilità di un’eccellente reputazione:
Kenya Utalii College (KUC) e il Kisii Training Center(KTC).


Formazione per la gente locale

Per chi, oggi, in Kenia, vuol lavorare nel turismo, il percorso formativo è ben tracciato: Kenya Utalii College si annovera, a livello internazionale, tra le più rinomate scuole alberghiere d’Africa.
Dall’inaugurazione,nel 1976, oltre 25 mila alunni e alunne vi hanno conseguito un diploma. Attualmente,il 20 per cento degli impiegati del settore, che si tratti di direttori, cuochi, concierge, camerieri o operatori turistici – sono tutti passati per
il KUC. Inoltre, dal 1983 al 2001, la DSC ha finanziato delle borse di studio che hanno permesso a ben 1300 professionisti di 15 paesi,di frequentare questa scuola, contribuendo così in modo notevole all’internazionalizzazione dell’istituzione.


Ma come mai la DSC ha costruito una scuola alberghiera in Kenia?

Dopo l’indipendenza,ottenuta nel 1963, l’economia locale è rimasta ancora per molti anni in mano agli europei, così anche il settore turistico. «Ci chiedevamo allora come fosse possibile formare la gente locale di modo che potesse accedere quale personale specializzato ai posti di lavoro di questo promettente settore.
A quell’epoca, la Svizzera finanziava già dei corsi di gestione alberghiera presso il Kenya Polytechnic. Così, quando il governo keniano ci chiese di finanziare la costruzione di una scuola alberghiera, ci è sembrato un’ottima idea», si ricorda François Rohner,ex coordinatore della DSC per l’Africa orientale a Nairobi.
Un’idea che non piacque a tutti: soprattutto il settore turistico locale, espresse allora forti dubbi sulla capacità della gente locale di ricoprire in poco tempo posti di rilievo.


Costruire strade per generare lavoro

Il KUC è sorto in stretta collaborazione tra la DSC e il ministero del Turismo keniano; e implementato, per conto della DSC, dalla ditta basilese Tourist consult.
Nel 1983,la gestione della scuola è passata ai keniani.La scuola edile Kisii Training Center (KTC) può vantarsi di un successo analogo.
Fondata nel 1984,la KTC era inizialmente una semplice scuola per mastri costruttori e manovali impegnati nella costruzione stradale con la speciale tecnica dell’impiego intensivo di manodopera. Nel 2000, la gestione del centro è passata ai keniani. Grazie all’appoggio costante della DSC, il centro è divenuto un istituto riconosciuto a livello internazionale, spiega Andreas Beusch, un tempo responsabile di questo progetto eseguito da Helvetas per conto della DSC.

Tra il 1984 e il 1999, gli ex corsisti del KTC – da ingegneri a semplici manovali – hanno costruito, con l’utilizzo massiccio di manodopera locale, più di 4200 chilometri di strade campestri. Da allora viene garantita la manutenzione di ben 12 mila chilometri di strade rurali. Per il solo periodo che va dal 1984 al 1995 queste attività hanno generato 23 milioni di giornate lavorative, equivalenti a 10 mila posti di lavoro. Secondo Andreas Beusch,della ditta Intech Beusch & Co., ad assicurare l’esistenza nel tempo e la sostenibilità del centro di formazione sarebbero stati soprattutto tre elementi.

Fin dall’inizio la scuola sarebbe stata concepita come un’istituzione keniana e di conseguenza integrata nell’amministrazione statale.
«Malgrado gli inconvenienti burocratici che ciò possa implicare, al momento della consegna dell’istituzione in mano keniana sono prevalsi di gran lunga i vantaggi perché il finanziamento e il funzionamento erano già ben regolati», afferma Beusch che individua un ulteriore fattore di successo nella flessibilità con cui
si è concepito il progetto: «Quando abbiamo, per esempio,constatato che il Minor Roads Programm, al quale il KTC è subordinato, presentava delle lacune a livello amministravo, lo abbiamo potuto sovvenzionare per poter così consolidare l’insieme del progetto», spiega ancora Beusch.Determinante sarebbe inoltre stata l’impostazione del progetto su un lungo periodo.Elemento che secondo l’esperto
ha permesso alla DSC di ritirarsi solo al momento in cui l’autosufficienza era assicurata.


La «kenianizzazione» come elemento chiave

François Rohner evidenzia fattori di successo simili anche per la scuola alberghiera Utalii. Innanzitutto,rileva l’importanza accordata ad una pianificazione accurata. Nel caso dell’Utalii furono,infatti, prese tutte le disposizioni per creare un’istituzione qualitativamente ottima,in grado di superare rapidamente lo scetticismo del settore turistico locale, fino allora dominato da europei.
Come secondo elemento chiave, Rohner menziona la cosiddetta «kenianizzazione»: «Fin dall’inizio abbiamo puntato a passare appena possibile
la gestione dell’Utalii ai keniani. Per questo abbiamo per esempio spinto alcuni ex allievi a specializzarsi all’estero, di modo che il loro curriculum e le loro esperienze lavorative corrispondessero ad un tale impiego». Inoltre, bisognava assicurare il finanziamento un’impresa delicata, alla quale i responsabili si sono dedicati fin dall’inizio. Infatti, a tale scopo, il governo keniano non ha esitato a imporre un’apposita tassa sul turismo: la catering levy del due per cento su tutte le fatture degli alberghi e dei ristoranti in Kenia.

Tra i fattori di successo, Ines Islamhah tiene inoltre a sottolineare, lo stretto rapporto - che pur non è sempre stato facile - con il settore privato: «Nel consiglio d’amministrazione dell’istituzione sedevano diversi rappresentati dell’industria privata, di modo che si prendessero in considerazione anche i loro specifici bisogni».
Ma gli elementi che hanno determinato il successo di questi due progetti sono generalizzabili? Importante sembra, innanzitutto, che i progetti nascano da una collaborazione con i partner locali e corrispondano ai loro bisogni. Perché se vi è una cosa di cui l’Africa certo non ha bisogno è di «elefanti bianchi» nati dalla fantasia dei cooperanti senza la minima consultazione dei partner locali.


torna su

 

Foto Kenya

Sondaggi