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Vita da Masai di Donatella Crispino

Dire che il mio e' proprio un viaggio... non so !! Forse un'avventura fantastica irripetibile.

Premetto questo in quanto in Kenya ci vivo.. e essere andata per un lungo (o quasi) mese tra i masai e alcune altre tribu locali mi ha riempita di... non so... ma credo di tantissimo amore per la vita e per il popolo africano in genere.

Siamo partiti con mio marito da malindi (citta' dove abitiamo e con l'autobus ci siamo diretti verso Mombasa. Qui abbiamo proseguito verso Taveta dove, dopo 8 ore di viaggio circa attraversando la savana e scortati dalla polizia per evitare assalti banditeschi, siamo arrivati finalmente a destinazione. Ma non finale.

La nostra meta l'abbiamo raggiunta dopo con un altro mezzo (niente finestrini e con i fazzoletti sulle labbra per evitare di ingerire la tantissima terra rossa che ci arrivava dal manto stradale. Meta raggiunta dopo che, a Taveta, abbiamo dovuto attendere circa 5 ore seduti al tavolino di un bar africanissimo, con tanta gente che beveva Tusker e Pilsner (le birre preferite locali).

Da Taveta a Njukini, piccolo, anzi piccolissimo centro masai. Che emozione. Tantissime capanne.... tantissime moderne costruzioni (loro le definiscono cosi') fatte di legno vecchio, cartone e lamiere arrugginite. Bambini che scorazzavano dappertutto, donne con ceste in testa e grosse taniche da 20 litri trasportate con un fazzoletto attorno alla fronte, appese sullle spalle. Sarebbe una tortura per il mio povero collo. Ma la fierezza delle donne masai, uniche amministratrici e uniche a gestire la loro abitazione. Tutto canne, sterco di mucca e fango. Un mix che farebbe inorridire solo al pensiero le nostre signore ingioiellate nei circoli delle citta'.

All'inizio alcuni bambini si son spaventati alla mia vista. Come era possibile che io fossi di colore bianco? La pelle di un africano a contatto con il fuoco diventa rosa...... e allora io? Ero tutta bruciata!!! Sono riuscita solo dopo un po di tempo a far capire ai bambini che ero come loro, e che ci differiva solo una piccola differenza di colore.

Ci siamo sistemati in un hotel che ha del lontano dalle nostra pensioni..... uno squallore, ma tanta gentilezza da parte di chi ci ha accolti. Abbiamo fatto la doccia tutti i giorni al fiume (manca l'energia elettrica e l'acqua) e solo quello era il momento che piu' mi faceva rinfrescare. Acqua corrente del fiume. Acqua che arriva dalle sorgenti del Kilimanjaro. Un'incanto. Le scimmie saltavano da un albero all'altro, gli uccelli cinguettavano a migliaia e i bambini accorrevano con la soperanza di vedere la "donna bianca" con qualche velo in meno. Chissa' se era come loro!!! Mio marito li impauriva solo in un modo: mostrando loro la macchina fotografica, della quale ci siamo subito accorti avevano una paura tremenda. Forse... non sapevano neanche loro di cosa si trattasse.

Finita la doccia tutte le mattina ci incamminavamo verso l'interno delle manyatta. Tutti ci chiamavano a bere con loro il chai (te' e latte caldo) alla maniera inglese. Tutti volevano avere la bianca seduta presso la loro capanna. E tutti cercavano di capire, di sapere, di vedere, e di ascoltare con l'ingenuita' di chi non sa... tutti i racconti del nostro mondo 'civilizzato e moderno'. Ma si... moderno si... ma civilizzato... non ne sono convinta che lo siamo piu' di loro.

Ho visto bambini dividere le caramelle e anche solo un pezzo di pane. Ho visto donne allattare i figli di altre masai... solo perche' loro potevano!!
Ho visto piangere e ridere. Ho vissuto una intera giornata ospite in una cerimonia di circoncisione (per fortuna qui non si applica la infibulazione) e ho visto tutta una intera tribu' masai, vestita al meglio, con tutti gli ornamenti degni dei migliori gioielli 'nostrani', tutti... a ballare e a sorridere della loro giornata di festa. Io, ospite in prima linea, ho gioito per la loro felicita'.

Una giornata stupenda... invece,... quella trascorsa immersi nella savana. Ci siamo addentrati nel bush (la vera savana africana) e siamo stati incammino per circa 12 ore, speranzosi di incontrare animali di vario specie. Io, un pochino titubante e paurosa (se incontravamo il leone... preferisco non pensarci) mi rendo conto solo ora della nostra incoscenza. Mio marito... fiero, sicuro e sprezzante del pericolo scampato... tutt'oggi mi prende in giro. Devo dire pero' che e' stato meraviglioso incontrare gazzelle, impala, gnu, e meravigliose giraffe. Abbiamo incontrato bimbi masai, fieri protettori di gruppi di mucche e capre, dirigere il loro bestiame verso la savana. Niente paura per loro, tutto nella massima liberta'. Credevo di sognare... io a piedi nella infinita savana tra gli animali liberi. Una sensazione inimmaginabile. Siamo tornati verso sera al nostro "hotel" sfiniti (io sicuramente). Avevo voglia di ricominciare. Mi sono sentita veramente libera, e, lo ripeto, solo ora mi rendo conto di che pericolo, forse, io abbia corso.

Una giornata ancora siamo andati sotto una grande albero di acacia immersi nella savana, a parlare con un gruppo di masai riunitosi su nostra richiesta. Portavo loro un messaggio che non credevo potesse sconvolgerli cosi' tanto. Una amica ci aveva dato l'ok per poter fare costruire a sue spese un pozzo in un punto molto lontano dal fiume. Un punto dove le donne ne avessero avuto la migliore possibilita' nel raggiungerlo, senza dover percorrere km. per prendere l'acqua giornalmente. La reazione dei dignitosi uomini masai? Il capo si e' alzato. Ha cominciato a ringraziare (avevo il traduttore vicino) e mi ha detto che da quel momento avrebbero pregato per me come io fossi stata il loro secondo Dio. Non ho potuto trattenere le lacrime. Io portavoce di un messaggio... incredibilmente venerata da tanta genta... da tanti uomini... da un gruppo di anziani masai.

Siamo tornati al villaggio, sempre piu' felici che mai. Le nostre giornate sono trascorse al villaggio, tra le donne e i bambini, che con i loro sorrisi ci hanno fatto trascorrere giornate meravigliose, nella piene semplicita', e regalandoci ore indimenticabili. Ci ritorneremo... come abbiamo fatto tutti gli anni... dal 2001. Ci ritorneremo e se qualcuno vorra' aggregarsi a noi, ne saremo felici.
Un abbraccio,
Tellonia

Ps: dimenticavo, mio marito e' masai...
 

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